PAOLA GAMBA
Seguo la vicenda pittorica di Paola Gamba da circa due anni e periodicamente
provo un'intima soddisfazione nel trovarmi ad osservare il "divenire " nella
sua attività. Era ormai giunta ad un traguardo nella raffigurazione di uomini e
donne, mostrati nella loro nudità bella, ma angosciante, immagini scure, quasi
monocrome, che eseguiva con facilità e freschezza quando ha mutato direzione.
Prima una cauta comparsa del colore che ha fatto capolino tra i suoi verdi
marci e neri, poi un salto verso la composizione astratta, resa con pennellate
grandi e veloci nella ricerca di qualcosa che gridava la necessità di cambiamento,
ma che ancora non era ben chiaro ed infine l'approdo all'astratto, sicuramente
temporaneo.
E' la dimostrazione dell'inevitabile mutamento che un artista in cammino compie
quando esplora tutte le possibilità che i materiali, ma anche la cultura del
suo tempo, propongono. Direi inoltre che Paola Gamba ha percorso questo
viaggio nel modo più corretto: prima si è impadronita della tecnica, ha imparato
bene il disegno e l'uso del pennello e poi se ne è liberata : la liberazione è
consapevole, non è semplice improvvisazione. Nei lavori che oggi la pittrice
ci propone si trova una novità, cioè la scelta di comunicare utilizzando non solo
le potenzialità del segno e del colore, ma sfruttando i più svariati materiali,
primo fra tutti la carta - arricciata, spiegazzata, di giornale , ecc - il cartone, la
plastica, lo spago, ma è indubbiamente più importante, il manifesto abbandono
del pennello. Questo è un vero e profondo cambiamento: "… una volta accettato
il principio del collage, i pittori erano passati, senza rendersene conto, dalla
magia bianca alla magia nera. Era troppo tardi per tornare indietro. " ( L. Aragon,
Parigi marzo 1930).
C'è un aspetto nell'ultima produzione di Paola Gamba a cui avevo solo accennato:
il colore. Sono tinte suggestive, poco consuete, che ci fanno soffermare,
che ci spingono a guardare oltre la carta appesa alla parete, che narrano storie
intense e coinvolgenti ed evocano pensieri celati.
Pur essendosi inoltrata in una nuova vita, la pittura di Paola Gamba presenta
delle costanti come la ricerca dei contrasti, lo slancio verticale, la linea nervosa
del carboncino o comunque il segno nero a cui non rinuncia, l'idea di composizione
armonica dove luce , spazio, colore, materiali si fondono e dialogano.
Anche quelle forme apparentemente naturalistiche, intendo le lune che sembrano
occhieggiare nella notte, sono oggetti estetici collocati all'interno di una
costruzione gestuale, in parte " istintiva ", direi di un istinto guidato: se già
nella figura era manifesta la prevalenza dell' espressione lirica, intesa come
comunicazione della propria interiorità, direi che ora la pittrice esprime essenzialmente
la sua personalità estetica: non parte dall'oggetto per astrarlo, ma
tira fuori da sé il suo io che pensa e sogna sotto forma di colore e segno.
Tiziana Pauletto Chions (28.09.2002)