Le teorie di Paola Gamba
La pittura di Paola Gamba, partita da un espressionismo dove il volto sfigurato e la
carne sofferente erano i referenti simbolici più presenti, è venuta liberando un atto artistico
sempre più autonomo dai fondi esistenziali privati, e teorizzando quasi, col colore
divenuto più pacato e vibrante, per toni e timbri, con un segno che accorda alla sua
riconoscibile incisività, un fare istitutivo più agile e disinvolto.
E' un aspetto notabile, infatti, dell'effetto estetico raggiunto, in queste opere, la bellezza:
certa proporzione, certa chiarezza.
Un risplendere dunque ci colpisce, cui non eravamo
abituati dal precedente lavoro; una catarsi ci appaga, segno sicuro che la distanza tra la
mano che ritrae e il suo tema si è ridotta: sviluppo del linguaggio, che l'origine in sé ritrova
( mai in senso conclusivo) ,il reale da cui era emerso?
E' chiaro che lo stile di questa pittura ormai rientra nell'astratto:" il quadro,infine, può
rapportarsi a una qualsiasi cosa empirica solo a condizione di essere innanzitutto autofigurativo"
( M.Merleau-Ponty ).
Marco Marangoni (2002)