Appunti sulla pittura di Paola Gamba
Il segno traccia un solco e fonda uno spazio altro: il segno costruisce, non decora, né imita; appare deciso, con una sua violenza quale energia che sostiene lo sforzo istituente.
Pittura che, agli antipodi della cantabilità, si regge in un nervoso procedere, mai concluso, dove la deformazione del contesto pre-artistico si evolve in processi di nuova formazione.
L'Artista non stempera una visione cinicamente paga della "morte dell'arte". Piuttosto, ci sembra arcaico l'orizzonte che custodisce l'enigma di queste creazioni: l'agone delle forze ha qui il Senso come posta in gioco.
La tendenza monocromatica dichiara la pervasività di uno stato d'animo, di una luce della coscienza.
I quadri, come finestre metafisiche, captano la luce naturalistica e quotidiana nel momento del suo congedarsi. La penombra che scaturisce, che raffredda i colori , le cose e i corpi, funziona quasi come una soglia, oltre la quale ci pare di poterci avventurare, ma abbandonando via via i punti di riferimento, osservando l'obbligo di cancellare le tracce del nostro passaggio.
Come in Leopardi (Zibaldone) e nell'ottica romantica (F. Rella , Romanticismo), l'idea di un'ulteriore dimensione rispetto al quotidiano, è rivelata dalla luce che incontra limiti, sfrangiata, frastagliata, ribattuta, in mille modi ostacolata. Una luce, concludiamo, quella di queste opere, generata all'interno della visione, dove il visibile diviene in qualche modo luce dell'invisibile: non ingenua, ma al contrario generata come il dolore rifà, in chi guarda, i toni e le qualità cromatiche, i rapporti delle linee e delle forze.
Marco Marangoni (2001)